"Star Wars: Il Risveglio della Forza" di J.J. Abrams


*** SPOILER ALERT ***




Star Wars: Il Risveglio della Forza mi è piaciuto e non poco. J.J. Abrams è riuscito nell’impresa ove la trilogia a cavallo degli anni 2000 ha fatto un clamoroso buco nell’acqua. Con questo episodio, Abrams, è riuscito a creare un mix perfetto tra vecchio e nuovo in maniera lucida ed intelligente senza scadere nella pecca più grande della trilogia prequel: l’assenza di atmosfera Lucassiana.

Parlare di Star Wars è sempre molto difficile, almeno per me, che fin dall’età di 5 anni ho adorato alla follia questa saga guardando all’infinito le 3 VHS della collector’s edition di mio zio della trilogia originale. Quando vidi i tre prequel, invece, rimasi parecchio deluso come la maggior parte dei fan. Più specificatamente, “La minaccia fantasma” e “L’Attacco dei cloni” avevano un problema ai limiti dell’inspiegabile: si chiamavano Star Wars ma non avevano nulla della saga.
J.J. Abrams aveva sulle spalle un fardello incredibilmente pesante, un compito decisamente arduo. Era più facile sbagliare che azzeccare la formula vincente… ma J.J. ha una facilità nell’azzeccare formule difficili (“Lost” su tutte) che pochi altri hanno.

Il primo pensiero che affiora nella mente di chi guarda “Il Risveglio della Forza” è quella sensazione di familiarità, quella sensazione di deja vù come quel Pianeta Jakku che assomiglia in maniera così incredibile a Tatooine o quel castello di Maz Kanata che ricorda (e non poco) la taverna del quarto episodio. Questo pensiero, in poco tempo, diventa una domanda: “Non è che per caso hanno fatto un remake del quarto episodio?” La risposta è si e no. Il grande pregio di questo film è l’aver attinto a piene mani alla trilogia originale facendo con citazioni qua e là alla Tarantino ma, al contempo, aggiungendo e cambiando alcune cose che nei precedenti capitoli della saga non si erano mai viste.

I personaggi principali sono proprio l’emblema di questo mix:

  • REY: La protagonista-prescelta. Un personaggio davvero intrigante, circondata da un alone di mistero molto fitto, che sono sicuro piano piano verrà dissipato nel proseguo della trilogia. A differenza di Luke, riesce a sfoggiare la Forza con una ingenua facilità senza ALCUN (che comunque è abbastanza esagerato…) addestramento, come a far vedere alla galassia intera la sua indipendenza. Complimenti a Daisy Ridley, oltre che per la sua bellezza da ragazza normale, soprattutto per la sua bravura nell’interpretare un personaggio così centrale in maniera così perfetta e complimenti ad Abrams per aver vinto una scommessa per niente facile.
  • FINN: Un tipo di personaggio che non si era MAI visto in uno Star Wars. Per la prima volta una persona che nasce dal lato oscuro e che decide di passare al lato chiaro dopo aver visto sulla sua pelle il disgusto e le atrocità che il Primo Ordine crea. Già solo per questo da amare. Sembra avere il ruolo di “spalla comica” ma non sono del tutto convinto che sarà così per tutta la trilogia.
  • KYLO REN: Arriviamo al “Sith” di turno. Si lo so, l’ho messo tra le virgolette di proposito, perchè in questo episodio non lo è ancora del tutto. Lo vediamo nella prima fase di un Jedi che passa al lato oscuro, vediamo le prime due emozioni che un Sith prova: la Paura e la Rabbia. Ricorda in molti tratti quell’Anakin visto nell’ultima parte della “Vendetta dei Sith” con quella rabbia nei confronti dei senatori e quella paura per la sua famiglia che lo hanno convinto a passare al lato oscuro. Nel caso di Ren non sappiamo ancora i motivi che lo hanno convinto ad abbracciare l’oscurità, forse come dice Han Solo: “C’è troppo Vader in lui.” E si perchè per quello che Abrams ci ha fatto capire, Ren o chiamandolo con il suo vero nome Ben, non è solo ammaliato da quello che ha fatto suo nonno, ma è completamente stregato. Porta una maschera non per una qualche utilità, ma per emulare il suo idolo e quando è solo, parla con la maschera che apparteneva a suo nonno, ormai tutta distrutta. Kylo Ren VUOLE essere come Vader ed ha Paura di non poterlo mai eguagliare. Sarà, molto probabilmente, il personaggio che avrà il miglior sviluppo durante la trilogia fino ad arrivare nella fase finale di Sith, quella dell’odio puro. Segnatevi questa: Kylo Ren sarà uno dei villain più iconografici dei prossimi 25/30 anni.
  • POE DAMERON: Questa è, secondo me, la vera pecca di questo settimo episodio. Un personaggio che ha tutto per diventare il vero “showstealer” della trilogia, il nuovo Solo. Il problema è che è stato fatto vedere davvero poco, anche se è stata, probabilmente, una scelta voluta per non rischiare di far diventare l’episodio un pur purr rid di sviluppi e storyline. Nei capitoli successivi, spero vivamente, che abbia un ruolo più centrale.

Passiamo al lato tecnico. Bisogna fare dei grandissimi applausi a J.J. Abrams che ha fatto un lavoro coi fiocchi. Ha diretto un film di questa portata in maniera impeccabile, un blockbusterone che fa quello che promette: intrattiene senza perdere quelle atmosfere che solo uno Star Wars può regalare. Ci sono 2/3 scene girate in maniera magistrale come l’attacco della resistenza al castello di Maz Kanata con un piccolissimo piano sequenza con soggetto l’X-Wing di Poe Dameron, o soprattutto la scena che avrà fatto gridare tutti i fan della saga: la morte di Han Solo per mano di suo figlio, Kylo Ren. Una scena diretta in maniera perfetta, con patos crescendo grazie ad un silenzio assordante e con un gioco di luci ed una fotografia ai livelli del Dario Argento di “Suspiria”.

Cos’altro dire… quando si gareggia con un peso mediatico lungo anni e con un’icona che ha sfidato il tempo, diventa ancora più difficile dare un giudizio; dal mio punto di vista c’è stato tutto il rispetto del caso e sembra proprio che si sia lavorato molto bene all’interno di un parterre di personaggi ampio.
Si poteva spiegare meglio e in maniera più approfondita cosa è successo nei 30 anni che separano “Il Ritorno dello Jedi” con questo episodio, ma ragazzi, siamo solo all’inizio della trilogia.
E’ anche vero che la trama assomiglia incredibilmente al quarto capitolo, ma allo stesso tempo, per quanto mi riguarda, è una delle trovate migliori per ripartire con una saga che dopo i prequel era scaduta rovinosamente con un’atmosfera completamente estranea agli Star Wars.
Non possiamo ancora parlar di miracoloso revival di un franchise leggendario essendo solo all’inizio della trilogia. Ci sarà tanto da vedere, ci sarà tanto da dire, ci sarà tanto da discutere, ma una cosa è certa: la Forza, questa volta, si è risvegliata per davvero.

R2-D2 è un figo da paura ma BB-8 spacca veramente di brutto! Il miglior passaggio del testimone possibile per l’amatissimo robottino.

 

Annunci

Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
Questa voce è stata pubblicata in Action, Adventure, Sci-Fi e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Una risposta a "Star Wars: Il Risveglio della Forza" di J.J. Abrams

  1. Pingback: “Rogue One: A Star Wars Story” di Gareth Edwards | The Manager Experience

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...