"Moon" di Duncan Jones

Il 10 gennaio 2016, dopo due giorni dal suo sessantanovesimo compleanno, David Bowie ci lascia a causa di un cancro con cui ha combattuto per 18 mesi. Uno dei più grandi geni della musica e della Pop-Art ci lascia dopo averci regalato il suo ultimo album, il suo testamento: “Blackstar”
Che Bowie fosse sempre stato affascinato dallo spazio penso che sia chiaro a tutti (“Starman”, “Space Oddity”, il Major Tom), ma a quanto pare questa sua passione viscerale l’ha anche ereditata suo figlio, Duncan Jones.
E’ il 2009 e il figlio di David Bowie esordisce sul grande schermo con una pellicola semplicemente magnifica (dopo “Interstellar” di Sua Maestà Nolan, uno dei migliori Sci-Fi degli ultimi anni). Stiamo parlando di “Moon”.

TRAMA:
Sam Bell è vicino al termine del suo contratto con la Lunar dopo essere stato suo impiegato fedele per tre lunghi anni passati alla Selene, una base lunare in cui ha vissuto da solo,  estraendo l’elio 3(HE3), un prezioso gas che potrebbe risolvere il problema energetico della terra. Isolato, determinato e costante, Sam ha seguito le regole della base con rigore e il tempo è passato lentamente e senza eventi; inoltre, la solitudine gli ha offerto tempo per riflettere sul suo passato e per lavorare sul suo temperamento irascibile. Ma due settimane prima della partenza Sam comincia a vedere e sentire delle “cose” e ad avvertire strani sentimenti, un’operazione di routine va storta e Sam comincia a sospettare che la Lunar abbia dei piani molto originali per la sua sostituzione e per il suo imminente rientro.

Trama semplice, non originale, ma dentro questo film low-budget (5 milioni di dollari) c’è tutto quello che la fantascienza, quella più intimista, deve avere. 
Jones regala al genere una perla di rara bellezza.
Capiamo fin dai primi istanti di trovarci davanti a qualcosa di straordinario, a qualcosa che un regista normale non potrebbe girare. Capiamo subito che Jones ha delle potenzialità pazzesche. Conosce il mezzo alla perfezione e usa la macchina da presa come se fosse un veterano, con un tocco delicatissimo e governando i tempi alla perfezione, gestendo il pathos senza mai strafare. Ricrea le atmosfere lunari ispirandosi alle immagini della missione spaziale giapponese “SELENE” e al libro fotografico “Full Moon” di Michael Light, riproducendo immagini dai colori ovattati.
Interessanti e per niente banali le tematiche quali la clonazione, la mancanza di etica e la solitudine. Oltre a tutto ciò, Jones aggiunge citazioni a “2001: Odissea nello Spazio”, le atmosfere e le ambientazioni ricordano quelle di “Solaris” ed “Atmosfera Zero”, alcune inquadrature assomigliano ad “Alien” fino ad arrivare a degli intelligenti rimandi al capolavoro della fantascienza “Blade Runner”.
Infine, sul lato interpretativo abbiamo una prestazione solista maiuscola da parte di un Rockwell particolarmente ispirato.


Personalmente credo che non poteva avere un debutto migliore il figlio del Duca Bianco e se uniamo questo lavoro con il suo successivo lungometraggio “Source Code” possiamo quasi dire con certezza che abbiamo di fronte uno dei migliori prospetti del cinema mondiale. Ora, aspetto con ansia di vedere il suo prossimo film “Warcraft – L’Inizio”, in uscita quest’anno, che sarà una bella ed ardua prova del nove per Jones.


Vorrei dedicare questo articolo a David Bowie, che ho sempre ammirato per la sua grandissima passione con la quale ha condito la sua vita. Un grandissimo artista che non può essere rilegato ad un singolo genere musicale e che è riuscito in 50 anni di carriera a rimanere sempre al vertice anticipando sistematicamente le mode.
Addio David.

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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2 risposte a "Moon" di Duncan Jones

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