"The Gift" di Joel Edgerton

 

L’Australia, negli ultimi anni, si sta rivelando esser un grandissimo catino di talento cinematografico. Abbiamo il veterano George Miller, un po’ sulla bocca di tutti di questi tempi grazie all’incredibile prestazione del suo “Mad Max: Fury Road”agli Oscars, abbiamo l’interessante Jennifer Kent, che con la sua opera prima, “Babadook”, ha alzato di netto l’asticella del thriller psicologico/horror moderno, ed infine abbiamo l’attore/regista Joel Edgerton, che decide di mettersi, per la prima volta, dietro la macchina da presa e dirigere “The Gift”.

La trama è abbastanza semplice:
Simon e Robyn sono, all’apparenza, una coppia felice da poco trasferiti da Chicago ad un sobborgo di Los Angeles. Qui, i due incontrano un vecchio compagno di liceo di Simon, Gordon “Gordo” Mosley. Da quel momento Gordo inizia a recapitare una serie di regali alla casa dei due coniugi, cercando di entrare a far parte sempre più del loro nucleo familiare.
 
Il concept iniziale è qualcosa di già visto e poco originale, ma fin dalla prima inquadratura c’è come una sensazione che aleggia facendo capire allo spettatore che sotto c’è qualcosa di più grande e misterioso rispetto alla classica storia dello stalker che importuna la famiglia di turno. Pian piano si rivela esser qualcosa di completamente diverso e che, almeno per me, ha stupito e non poco.
 
I punti forti di questo thriller sono due: la sceneggiatura e i personaggi.
La sceneggiatura è scritta davvero bene, portandoti inizialmente sulla strada dello stalker ma che con il passare dei vari eventi ti allontana da quella strada facendoti completamente perdere la bussola.
Tutto questo è stato possibile grazie all’ottima scrittura dei tre personaggi principali.
Ho trovato interessante il fatto che la presenza di Gordo sia in realtà una “presenza non presente”. E’ stato caratterizzato e scritto talmente bene e talmente in modo così strambo che poi tutto si basa sulle paranoie della protagonista, interpretata da una bravissima Rebecca Hall, dando come l’impressione che anche quando Gordo non è realmente con i due coniugi, sia lì a spiarli.
Il personaggio di Simon, invece, pur dovendo essere all’apparenza un personaggio positivo, ha attorno a sé un’aura molto strana che lo rende un personaggio non facilmente collocabile. Sembra che nasconda qualcosa e con il passare degli eventi ha una metamorfosi incredibile dalla classica persona buona ed apprensiva ad una persona molto scaltra e menefreghista.
E infine c’è Robyn, che sulla carta era il personaggio con il rischio più alto di “passività” durante tutto l’arco del lungometraggio, e invece anche qui è stato fatto un lavoro certosino, rendendola un personaggio che cresce pian piano e che è parte, completamente attiva, durante i vari eventi.
 
A livello puramente tecnico ci troviamo di fronte ad un grande film. La regia si difende bene senza voler strafare, con delle buone inquadrature e con movimenti di macchina, che seppur basilari, son stati diretti molto bene rendendo il tutto più gradevole. La suspense è alimentata da una fotografia fredda e da una meravigliosa colonna sonora. La tensione, inizialmente solo accennata, aumenta dalla metà del film in poi grazie ad un montaggio, che fino allora era stato abbastanza lineare, molto dinamico, specialmente negli ultimi 15/20 minuti dove Edgerton scrive e dirige un finale davvero ben fatto e costruito magistralmente.
 
Sparse durante il film, troviamo anche delle piccole citazioni che rendono il film, per i cinefili che adorano queste chicche, molto interessante. Per esempio, il nome del dottore sull’etichetta delle pillole che Robyn ruba alla vicina è Dr. Sapperstein, lo stesso di “Rosemary’s Baby” di Polanski. Vi sono inoltre molteplici cenni a “Shining”di Stanley Kubrick; il logo su una bottiglia di vino, all’inizio del film, ha lo stesso schema del labirinto di siepi, inoltre il personaggio di Rebecca Hall, quando si trova in ospedale, è ricoverata nella stanza 237, lo stesso numero della stanza dell’Overlook Hotel.
 
Se devo trovare una pecca in questo film, la possiamo riscontrare nel fatto che Edgerton abbia dato tanta importanza alla presentazione dei personaggi tardando un po’ troppo il loro sviluppo, rendendo il film più lungo del dovuto di una decina/quindicina di minuti. E’ comunque una sbavatura che si lascia assolutamente perdonare nel complesso, ricordando che ci troviamo al suo primo lungometraggio.

Un film solido, un interessante thriller, un’ottima opera prima che consiglio assolutamente, e che lascia ben sperare per la futura carriera da regista per Edgerton.

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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