“Batman: The Killing Joke” di Sam Liu

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Nel 1988, Alan Moore scrisse “The Killing Joke”, una delle graphic novel più famose, e più geniali, riguardanti il personaggio di Batman e la sua più folle nemesi, il Joker. Nel 2013, al Comic-Con di San Diego, fu’ annunciato lo sviluppo dell’adattamento della graphic novel stabilendo l’uscita per il 2016.

“Batman: The Killing Joke”, diretto da Sam Liu, è finalmente uscito. Avrà mantenuto le (elevatissime) aspettative?TKJ_1

Diciamocelo francamente: il materiale aveva tutte le carte in regola per essere una perla dell’animazione. Alan Moore ha creato una graphic novel incredibilmente geniale e folle, proprio come l’antagonista dell’opera, con delle vette artistiche estremamente alte. L’incredibile caratterizzazione di Batman e del Joker, intesi come facce della stessa medaglia, è qualcosa che in pochissime altre opere fumettistiche (e non solo) possiamo ritrovare. “The Killing Joke” è stato, è, e sarà, una fonte d’ispirazione per chiunque voglia approcciarsi all’uomo-pipistrello, proprio come fatto da Nolan e da Ledger con il loro indimenticabile Joker.

Da uno sviluppo di tre anni chiunque si sarebbe aspettato un film molto più personale con una forte impronta autoriale e invece quello che si è notato per tutta la durata del film è la sensazione di stare davanti ad una puntata della serie animata allungata all’inverosimile. Anzi, più precisamente, a due puntate della serie animata.

Sono state sollevate molte critiche riguardo al fatto che la prima parte del film sia un grosso segmento (circa una trentina di minuti) completamente inventato di sana pianta. Il vero problema non è l’invenzione di un qualcosa di completamente estraneo alla graphic novel, ma la sua completa inutilità ai fini dell’opera stessa. La prima parte sembra, a tutti gli effetti, una puntata appiccicata come antipasto prima del film vero e proprio. Se, in quella prima parte, si sviluppa un determinato rapporto tra Batman/Bruce Wayne e Batgirl/Barbara Gordon, io spettatore voglio vederlo riprendere nella seconda parte, e invece nulla… lasciato lì, a marcire.

La seconda parte, ovvero l’adattamento vero e proprio, è sì fedele alla graphic novel, a livello di scrittura, ma visivamente risulta completamente scialbo e piatto. Una scelta artistica adoperata dove la schizzofrenia e il coraggio non c’è neanche in minima parte. I disegni sono puliti, troppo puliti, con pochi dettagli nelle ambientazioni, rendendo il tutto erroneamente minimale. L’unica cosa che riesce ad elevare, in minima parte, un prodotto simile è la fantastica interpretazione del Joker da parte di Mark Hamill. Per il resto, manca l’estro artistico facendo rivelare un incredibile deficit autoriale incolmabile che rende quest’opera piatta e vuota.

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Con un soggetto, come quello di Moore, era praticamente impossibile sbagliare eppure… pur non essendo una catastrofe, “Batman: The Killing Joke” può essere considerata una gigantesca occasione sprecata (proprio come “Suicide Squad”), e per certi versi è molto peggio.

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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