“La grande bellezza” di Paolo Sorrentino

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Che cos’è la vuotezza interiore? Come ci si arriva ad un tale stato di abbandono totale? Come si riesce a sopperire a questa incredibile mancanza di scopo? Ma soprattutto, è davvero possibile sovvenire ad una finta e nulla volontà di potenza?
Ladies and Gentlemen, per la regia di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”.

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Roma: la Città Eterna; la città dove si son scritte milioni di pagine di storia gloriosa; la città del Cattolicesimo; la città dell’arte; la città dell’anfiteatro Flavio e del Pantheon; la capitale d’Italia, d’Europa e del Mondo; la città più bella di tutte.
È lei la protagonista eterea e silenziosa che accompagna, che avvolge e che fa da sfondo alla vita (e alle lunghe passeggiate) del protagonista della pellicola, Jep Gambardella (Toni Servillo).

Chi è Jep? Chi è questo carismatico, e annoiato, gentiluomo dallo spiccato accento partenopeo?
Jep Gambardella è un (ex) scrittore che dopo aver avuto un’incredibile notorietà con il suo primo ed unico libro, “L’apparato umano”, non ha scritto più nulla.
Jep Gambardella, un personaggio incredibilmente delicato, pomposo ed estremamente sfaccettato, proprio come la non lineare direzione artistica che Sorrentino ha voluto imprimere alla propria pellicola. Lo spettatore segue la vita, vuota e superficiale, di Jep da molteplici angolazioni: le sue lunghe, ed intime, passeggiate silenziose tra le meravigliose vie di Roma; le chiacchierate vuote e fintamente intellettuali tra i suoi amici in salottini radical-chic; gli esuberanti festini a base di trenini che, come ammette egli stesso, “non vanno da nessuna parte”. Una vita fatta di menzogne e fragilità che si cerca di nascondere persino a sé stessi, affinché la superficiale finzione possa sopperire all’incredibile vuoto interiore creando una specie di velo di Maya.

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Jep ha tutto il tempo che vuole, vive nel cuore della Città Eterna ed ha una vita estremamente agiata, senza particolari problemi… eppure niente, non riesce a trovare lo spunto per scrivere. Quasi paradossale come cosa.
La realtà è che non ha perso la fluidità o la creatività nello scrivere, e non è neanche stato prosciugato dalla mondanità romana. Jep ha perso molto di più. Jep ha perso il suo primo (ed unico) vero amore. Jep ha perso la sua musa ispiratrice, Elisa.

E come ogni gran film che si rispetti, si arriva a parlare di quel sentimento puro ed innato dentro di noi. Quel sentimento dall’incredibile forza motrice, fisicamente invisibile; quel sentimento che Christopher Nolan ci narra come un qualcosa che riesce a trascendere il tempo e lo spazio; quel sentimento che ci fa sentire vivi; quel sentimento che ha il nome di “Amore”.
Gambardella ha provato questo meraviglioso sentimento, ed è stato completamente soggiogato da esso. Jep, con Elisa, è riuscito a sentirsi vivo come non mai, e grazie al suo incredibile amore nei confronti di questa giovane donna riesce ad avere l’illuminazione di scrivere il suo primo romanzo. Però, come spesso accade, le strade si possono dividere e Jep ed Elisa si lasciano.
Lentamente, e senza che se ne accorga minimamente, Jep inizia a perdere la voglia di scrivere, proprio perché perde la sua musa, perde il suo amore. Si trasferisce a Roma perché ha intenzione di trovare, e narrare, la Grande Bellezza, ma infondo, lui, la Grande Bellezza l’aveva già trovata… e non era un monumento o una splendida città storica.

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Il film di Sorrentino inizia quando Jep compie 65 anni. Ci troviamo alla sua festa (a base di alcol e coca), e il regista ci presenta il personaggio in maniera meravigliosa. Senza dubbio, una delle più belle introduzioni di sempre. In tre minuti, Sorrentino riesce ad inquadrare perfettamente il personaggio e il mondo in cui vive, buttandoci dentro anche una sublime rottura della quarta parete.
Ed è proprio in questo particolare momento della sua vita che Jep inizia a sentire qualcosa dentro… o meglio, inizia a capire che dentro di sé non c’è praticamente nulla.
Il dialogo surreale, che Jep ha con una bambina, che si era nascosta dalla madre, è incredibilmente chiarificatore a riguardo:
– “Chi sei tu?”
– “Io sono…”
– “No, tu non sei nessuno.”
Jep Gambardella è una persona, un uomo che ha perso il proprio flusso vitale. Jep Gambardella, ormai a 65 anni, è nessuno.

Paolo Sorrentino ci narra, esattamente, questo slice of life, fondamentale per la vita di Jep, con questa narrazione incredibilmente frammentata tra il presente e i ricordi di un Jep ancora ingenuo e vitale.
Gambardella, ormai, è stanco di questa vita di menzogne, è stanco dei festini, è stanco della vacuità, è stanco di “perdere tempo a fare cose che non gli va di fare”, e insieme a lui, un’evoluzione simile la affronta anche il suo migliore amico, Romano (Carlo Verdone), il quale è stato profondamente deluso da Roma.

Piano piano, Jep torna alla vita, quella vera, grazie alla conoscenza di due persone chiave: Ramona (Sabrina Ferilli) e la Santa (Giusi Merli).
Queste due persone fanno risvegliare in lui le cose più importanti e meno superficiali della vita, fanno risvegliare quel flusso vitale ormai completamente prosciugato.
Finalmente Jep riesce a capire, riesce a ritrovare la forza di scrivere, e soprattutto la forza di vivere, giungendo a quella meravigliosa scena finale onirica immersa nei meandri della mente del protagonista, strutturata con un meraviglioso montaggio e accompagnata da un monologo incredibilmente emozionante e liberatorio.

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“Finisce sempre così: con la morte. Prima però c’è stata la vita nascosta sotto il bla, bla, bla, bla, bla. E’ tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti, incostanti sprazzi di bellezza, e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo… bla, bla, bla, bla. Altrove c’è l’Altrove: io non mi occupo dell’Altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.”

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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2 risposte a “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino

  1. Pino Cerrato ha detto:

    Grazie, stupenda recensione. Hai “razionalizzato” benissimo il senso del film. In questa specie di modernità spersonalizzante, dare un senso alla vita è impresa sempre più ardua. Forse sto facendo un triplo carpiato con avvitamento ma questo personaggio mi ricorda il protagonista di “Professione reporter”. Stessa vuoto, stesso spaesamento.

    Mi piace

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