“The Witch” di Robert Eggers

The Witch_locandina

Siamo agli inizi del XVII secolo e una famiglia, estremamente religiosa, viene espulsa da una contea del New England e fatta allontanare ai confini della foresta. L’incipit è semplice e veloce, la riuscita dell’opera prima di questo regista è sensazionale.
Ladies and Gentlemen, per la regia di Robert Eggers, “The Witch”.

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Robert Eggers si aggiunge a quella lista di cui fanno parte gente del calibro di Duncan Jones e Jennifer Kent; Robert Eggers si aggiunge alla meravigliosa lista dei registi che sfornano il filmone alla loro opera prima. Sono registi incredibilmente interessanti ed estremamente fighi, e lo sono perché, oltre ad essere veramente bravi, se ne fregano di tutto e di tutti, se ne fregano della critica, se ne fregano del box-office, se ne fregano delle decisioni altrui. Questi qui fanno il loro film nel modo in cui lo avevano ideato, nel modo in cui lo avevano pensato, nel modo in cui lo avevano scritto e nel modo in cui lo avevano strutturato senza fregarsene a cosa avrebbe pensato la gente durante la proiezione del film.
Robert Eggers fa proprio questo, dirigendo un horror storico incredibile. Unisce l’horror, puramente folkloristico, ad una specie di documentario etnologico, un lavoro simile a quello fatto dal nostro Lorenzo Bianchini con il suo “Oltre il guado – Across the River”, dove il regista friulano riprese le leggende e i miti della sua terra mettendo in scena una pellicola angosciante e, in alcuni punti, estremamente disturbante.
Eggers, invece, riprende le fiabe folkloristiche del New England: una terra piena di incantesimi, di streghe e stregoni; una terra dove la stregoneria e il maligno è presente in ogni angolo e anfratto di queste lande fredde e desolate.

Il regista narra la storia di una famigliola (anche un po’ sfigata) cacciata da una comunità per il loro eccessivo estremismo religioso. Una famiglia formata da un padre tutto di un pezzo, una madre (un po’ antipatica e stronza) e cinque figli stranamente assortiti: la figlia più grande, una bellissima ragazza bionda con questa carnagione chiarissima che viene praticamente bistrattata un po’ da tutti, è il punto di vista principale della storia; il secondogenito, alle prese con le prime pulsioni sessuali, che non vedendo nessun altra donzella in questa terra fredda e buia, sono indirizzati verso la bionda sorella; i due gemelli, un po’ diabolici, un po’ fastidiosi, un po’… “Shining”; il figlioletto più piccolo, il neonato che viene rapito da qualcuno… o da qualcosa.

Una strana famiglia, una famiglia un po’ particolare, una famiglia che deve fare i conti con gli incubi primordiali degli uomini; una famiglia, che dopo esser limitata ai confini della foresta, deve sopravvivere a qualsiasi cosa viva al suo interno, che sia un lupo, un caprone, un corvo o… una strega; una famiglia che dovrà vedersela con gli incubi più oscuri e meno razionali; una famiglia che è costretta a vivere vicino a questa foresta, luogo incredibilmente dispersivo e icona principale della perdizione; una famiglia che piano piano, in maniera inesorabile e costante, vedrà la propria ragione e la propria fede frantumarsi in innumerevoli pezzettini, crollando inesorabilmente nel terrore davanti al dubbio che ognuno cova verso l’altro.

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Un incredibile horror che non da speranze, dove la cattiveria e la follia umana (e non) è in ogni singola cosa. Una messa in scena praticamente perfetta, con delle artistiche inquadrature fisse con questa inquietante e oscura foresta che sta lì, immobile e paziente come un ragno con la sua tela. Un lavoro incredibile, quello fatto da Eggers, che gli è valso il premio della miglior regia al Sundance Film Festival del 2015.
Un lavoro veramente egregio anche per quanto riguarda Jarin Blaschke alla fotografia, che ricorda moltissimo quella di “Antichrist”, con questi colori incredibilmente freddi e desaturi che fin dalla prima inquadratura danno un mood duro e pesante alla pellicola.
Il tutto abbracciato e avvolto da una colonna sonora magistrale e assolutamente coerente con la messa in scena. Meravigliosi, oscuri e inquietanti i cori femminili che accompagnano i protagonisti della storia che sembrano come dei piccoli sabba che ritornano costantemente a galla, che fanno da preludio al finale che chiude questo incubo primordiale di nome “The Witch”.

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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