“Rogue One: A Star Wars Story” di Gareth Edwards

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Esattamente un anno fa, l’uscita dell’attesissimo Episodio VII ha dimostrato, in maniera quasi inoppugnabile, che le Guerre Stellari sono più forti e vive che mai, con un sequel dagli spiccatissimi gusti retrò che strizza l’occhio a quella tanto decantata trilogia originale (in special modo a “Una nuova speranza”), riportando, nuovamente, uno dei più importanti brand del globo nell’Olimpo del Cinema mondiale.
Quest’anno, il primo episodio della Star Wars Anthology fa tornare i fan della saga Lucasiana nelle sale, regalando uno spin-off veramente ben fatto e molto interessante.

Ladies and Gentlemen, per la regia di Gareth Edwards, “Rogue One: A Star Wars Story”.

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Come già detto, “Rogue One” è il primo lungometraggio della serie Star Wars Anthology, una collezione di spin-off ambientati sempre nello stesso universo, ma che vanno a toccare storie e personaggi poco noti creando, in questo modo, una mappa sempre più ampia, interessante e completa del vastissimo universo narrativo di Lucas.

Ambientata poco prima degli eventi narrati in “Una nuova speranza”, la pellicola è una side-story, uno spin-off molto importante a livello narrativo, che racconta l’incredibile missione che porterà i ribelli a scoprire tutti i segreti della terrificante Morte Nera e soprattutto a scoprire il suo punto debole, tanto idiota ma che, grazie proprio a questo episodio parallelo alla saga principale, ha, finalmente, avuto una spiegazione logica, particolarmente interessante e per nulla banale.

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“Rogue One”, un titolo giustificato da un segnale militare e che, fondamentalmente, rappresenta alla perfezione la protagonista Jyn. Un film dove il sacrificio ultimo ed estremo si unisce all’eroismo più puro mosso da un’irrefrenabile forza interiore di libertà, ormai perduta a causa dell’imponente lato Oscuro della Forza imperiale.

Una pellicola che gira attorno ad un gruppo di personaggi, ognuno con dei fantasmi del passato da sconfiggere, ognuno alle prese con la propria personale redenzione, ognuno con uno spirito di rivincita che man mano si fortifica sempre più, fino a diventare incrollabile anche dinanzi alla missione suicida che si prospetta davanti ai loro occhi.

Una missione che nasce da un ammutinamento. Una missione che nasce dallo scetticismo dell’Alleanza ribelle nei confronti di un uomo che ha fatto di tutto per sua figlia, la propria “stellina”, che si è sacrificato completamente per la libertà decidendo di lavorare, di facciata, per l’Impero, cercando di manometterlo dall’interno inimicandosi, in questo modo, anche buona parte dei ribelli.

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Una storia, fondamentalmente, dal fortissimo contrasto emotivo, dove vince la forza intrinseca interiore di ribalta e di speranza per un futuro migliore e radioso, ma che fa da contraltare all’implosione del sacrificio vitale per un bene superiore alla galassia stessa. Jyn e Cassian, talmente simili e talmente eroici ed iconici da essere l’Adamo e l’Eva dell’immolazione per il futuro dell’universo. Sono la guida, i due leader della squadriglia che decide di propria spontanea volontà, con una pulsione passionale interiore ai limiti del D’Annunziano, di partecipare ad una missione suicida di importanza vitale.

Una storia dualista anche a livello di scrittura, con una prima parte più lenta, dovuta alla sua natura di per sé un pelo troppo frammentata (ma non per questo errata), dove vengono presentati i vari personaggi, tra l’altro caratterizzati in maniera ottima, ed una seconda parte incredibilmente più ritmata con ottimi movimenti di macchina anche nelle scene più concitate rendendo le battaglie ordinate, molto godibili e mai raffazzonate.
Un bilanciamento perfetto che si evince anche nella durata complessiva del film e nei caratteri di ogni singolo personaggio: nessuno si prende troppo sul serio e nessuno è esageratamente una macchietta. Anche un personaggio come il droide K-2SO ha sì, un umorismo alla C-3PO, ma mai troppo esasperato.

Gli effetti speciali e visivi sono di altissimo livello, soprattutto i due personaggi storici ricreati in CGI sono qualcosa di incredibilmente sublime a livello puramente tecnico, tanto da non sembrare minimamente generati al computer.

Assolutamente logica anche la scelta di non introdurre il film con i classici titoli di testa storici della saga di Star Wars, staccandosi, in questo modo, dai canoni estetici della saga principale, denotando anche una particolare attenzione alla minuzia.

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“Rogue One” è una storia che regala al brand una bella ventata d’aria fresca pur facendo parte, a livello cronologico, di narrazioni passate. Un contrasto azzeccatissimo che è riuscito a far emergere un ottimo spin-off per niente fine a se stesso ma che aggiunge cose interessanti anche, e soprattutto, alla trilogia originale partorita dalla mente di George Lucas.

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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