“I segreti di Twin Peaks” – Il precursore della serialità

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È incredibile il fenomeno che sta dietro il progetto “Twin Peaks”: una serie perfetta che viene chiusa dopo due stagioni e appena trenta episodi. Un prodotto troppo visionario per l’epoca e troppo rivoluzionario ed innovativo per la maggior parte del pubblico di inizi anni 90.
Una cosa è innegabile però: “I segreti di Twin Peaks” è il vero precursore della serialità televisiva di come la conosciamo ora.

Da una idea di Mark Frost e dalla mente del geniale e visionario David Lynch, “I segreti di Twin Peaks”.

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Stanno per iniziare i fatidici anni ’90, anni particolarmente scarni a livello creativo su quasi ogni piano artistico, con pochissime idee, progetti e prodotti realmente interessanti. Anni di transizione che però regalano la nascita registica di due dei più grandi e discussi autori cinematografici contemporanei (Quentin Tarantino e Christopher Nolan), il duo francese che ha rivoluzionato in chiave post-moderna l’elettronica fondando il movimento French Touch (Daft Punk) e la prima serie precorritrice della serialità così come la conosciamo ora, ovvero “Twin Peaks”.

David Lynch era appena tornato da Cannes con la Palma d’Oro per il suo “Cuore Selvaggio”, era sulla cresta dell’onda a livello mediatico e in piena tempesta creativa. Da qualche tempo aveva in mente di creare qualcosa per la TV, qualcosa che non fosse solamente un prodotto stand-alone, ma un progetto seriale e incredibilmente articolato. Decise di unire le idee con Mark Frost e di dare alla TV qualcosa di nuovo, fresco, innovativo e assolutamente fuori dagli schemi narrativi e stilistici che fino a quel momento dominavano e permeavano il medium televisivo.

Ed infatti fu così: la premiere de “I segreti di Twin Peaks” fu qualcosa di assolutamente sconvolgente. Tutti i cliché che si erano visti nelle serie televisive precedenti, e che erano i principali protagonisti della TV di quel periodo, furono completamente spazzati via da apparenti cliché visti e rivisti in qualunque soap opera americana, e non, creando una fortissima dicotomia così straniante, alienante e surreale.

Come sempre, la cosa più importante è la messinscena.

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Lynch mette all’interno di un prodotto puramente commerciale, quale una serie TV, le sue tematiche, i suoi metodi narrativi e il suo stile in maniera superba e praticamente perfetta. La simbiosi incredibile tra grottesco, onirico, schizzato, folle e surreale all’interno di un’ambientazione tanto bella da essere da cartolina è magistrale.

La cittadina di Twin Peaks, esattamente come fu quella di Lumberton in “Velluto Blu”, è la catalizzatrice della parte più oscura, misteriosa, enigmatica e folle dell’essere umano. L’indagine del detective Cooper (Kyle MacLachlan), che alla fine non è nient’altro che un Jeffrey Beaumont cresciuto ed esperto, non è solamente un’indagine che farà uscire a galla il killer dell’iconica Laura Palmer (Sheryl Lee) ma permetterà di aprire il vaso di Pandora su una cittadina tanto apparentemente tranquilla quanto realmente straniante, folle e disturbata.

Lynch porta esattamente sul piccolo schermo, ed in forma seriale, quello che gli spettatori avevano vissuto nello scioccante e magistrale “Velluto Blu” con l’aggiunta dell’accezione da (apperente) soap opera. Ancora una volta, il regista del Montana prende il genere, lo destruttura e lo fa completamente proprio evolvendo ulteriormente il concetto, ormai universale, di Lynchano.

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“Twin Peaks” è una discesa negli inferi dell’oscurità della mente umana e questo si nota soprattutto con il proseguo delle puntate fino ad arrivare a quell’estrema, surreale e metafisica ultima puntata della seconda stagione dove Lynch decide di fregarsene altamente e di mettere in scena tutta la sua creatività più allucinata e allucinante.

“Twin Peaks” è una soap opera oscura del surreale dove personaggi iconici ed indelebili, come il nano, il gigante o l’orrorifico Bob, rendono questa serie qualcosa di incredibilmente corale e fuori dal tempo, tanto da essere la prima fonte d’ispirazione, per tutte le successive serie, a livello sia narrativo che strutturale.

E fra qualche giorno, finalmente, dopo ben 25 (coff… 26…) anni, David Lynch e Mark Frost ci accompagneranno, nuovamente, nel familiare Double R, nell’accogliente Great Northern Hotel, nel sensuale One Eyed Jack’s fino ad abbandonarci nella folle, surreale ed oscura Loggia Nera.

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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