Twin Peaks 3×08 – La nascita dell’Ottava Arte

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Non ho mai fatto un’articolo, un’analisi o qualche recensione a proposito delle singole puntate di una qualsiasi serie TV proprio perché, per quanto alcune, anche stand alone che siano, fanno parte di un disegno molto più grande che trovano la giusta (non sempre) conclusione nella stagione complessiva. Questa volta però ho deciso di fare un piccolo strappo perché la puntata a riguardo è qualcosa di talmente alto a livello artistico che può esser ritenuta arte pura.

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Circa 27 anni fa David Lynch, con l’aiuto del fido Mark Frost, ha rivoluzionato il concetto di serie televisiva e dopo più di un quarto di secolo lo stesso geniale e visionario regista ha evoluto il concetto rivoluzionario che aveva espresso precedentemente: con questa ottava puntata riesce a portare il medium televisivo sullo stesso piano del Cinema.

La libertà creativa che Lynch ha avuto nelle prime sette puntate di questa stagione di “Twin Peaks” è sotto gli occhi di tutti. L’artista statunitense ha portato avanti tutti i suoi temi più cari, anche quelli che non era riuscito ad abbozzare, anche soltanto sommariamente, nelle prime due stagioni precedenti. Ma nessuno avrebbe mai immaginato di vedere in TV quello che si è visto nell’ottava puntata.

Al di là dei significati metaforici (e non), a parer mio alquanto chiari, che vengono letteralmente sparati negli occhi degli spettatori, Lynch erge una messinscena talmente visionaria ed avvolgente da lasciare lo spettatore incredibilmente a bocca aperta per tutta la durata dell’onirico trip acido che il regista regala al mondo intero.
Tutto parte dal detour spiazzante della sparatoria subita dal doppelganger di Cooper, in cui cominciano a ruotare attorno al suo corpo, quasi come un rituale magico, delle strane figure che ricordano  un particolare personaggio che compare in una scena di “Mulholland Drive”, per attraversare le nubi devastanti e atroci di un fungo nucleare in un tourbillon di meraviglie psichedeliche che solo una mente geniale e schizzata come quella di Lynch può creare.

Scene con un uso del Bianco e del Nero, anche di tipi diversi, MAGISTRALE con un gioco di montaggio semplicemente PERFETTO. Un uso della CGI intelligente e mai banale, ma sempre funzionale al tutto. Atmosfere, come quella in cui si esibiscono i Nine Inch Nails, che nascono in dimensioni dove il tempo e lo spazio sono completamente fuori dalla logica delle cose, dimostrando come Lynch sia il Lovecraft della pellicola. Un uso del sonoro che incrementa l’avvolgente stato d’animo dovuto a questi quadri in movimento usciti fuori dai meandri più bui della mente di uno dei più grandi creativi di tutti i tempi.

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Se fino ad ora si poteva tranquillamente affermare che la televisione non poteva esser paragonata ad un’arte come il Cinema, da oggi questo concetto si è completamente ribaltato. Vedremo quanto, tutto ciò, possa inficiare nelle future produzioni, però ad oggi una cosa è certa: David Lynch, con questa ottava puntata, ha creato l’Ottava Arte. È riuscito a portare nel medium televisivo qualcosa di mai visto prima ed un grandissimo plauso va anche al network Showtime che ha avuto il coraggio di dare completa libertà creativa ad un autore che di creatività ne ha talmente tanta da rasentare l’infinito.

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Informazioni su Giovanni Berardi

Interista dalla nascita, grandissimo appassionato di Cinema, Musica e Serie TV.
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