“Twin Peaks” Stagione 3 – Visionarietà allo stato puro

Twin Peaks_locandina

Due eroi sconfitti. Uno, Cooper, vittima del suo stesso desiderio impellente quasi frenetico di mettere apposto le cose, di salvare Laura Palmer dal suo tragico destino; l’altra, Laura, appunto, vittima di suo padre, di Bob, del male, di un gioco più grande di lei. Eternamente destinati in un loop.
La terza stagione si conclude con loro due in una sequenza straniante, onirica, surreale, elegantissima. Ed in fondo, è proprio tutto ciò la vera essenza di “Twin Peaks”.

Ladies and Gentlemen, La Serie creata da David Lynch e Mark Frost, “Twin Peaks” – Stagione 3.

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Tutti credevano di esser pronti, tutti credevano che il season finale della terza stagione di “Twin Peaks” sarebbe stato qualcosa in stile “uniamo i puntini”, specialmente dopo la sedicesima puntata, dove effettivamente Lynch ci ha svelato praticamente tutto quello che dovevamo sapere.
E invece no.
Le ultime due puntate arrivano sulla TV come due bagliori accecanti nella notte. Non si può essere pronti ad uno strappo così folgorante, creato dalla mente più visionaria degli ultimi 50 anni, non si può esser pronti all’evento artistico, in salsa surrealmente Lynchana, dell’anno.

Lo spettatore che decide di seguire una serie come “Twin Peaks” dovrebbe esser cosciente del tipo di rapporto che si verrà ad instaurare con la coppia Lynch/Frost: non si può assolutamente pensare di godere di una serie simile approcciandosi nello stesso modo con cui ci si approccia con tutte le altre serie, e i fan del geniale Lynch lo sanno alla perfezione. “Twin Peaks” è un’opera, non un semplice prodotto televisivo, per di più un’opera di un visionario da una forza artistica talmente incontenibile da essere straripante ad ogni singola inquadratura. “Twin Peaks” è un qualcosa di sfuggevole, è una creatura inafferrabile che ha delle proprie regole. “Twin Peaks” non stravolge la realtà, ma la plasma secondo le proprie regole distruggendo, o abituando, lo sguardo dello spettatore a situazioni dove lo spazio-tempo è su un piano letteralmente diverso da quello della razionalità.
“Twin Peaks” è la fisica quantistica delle serie TV e Lynch non solo si mette a giocare con la differenza tra onda e particella, ma unisce le due realtà fondendole in maniera perfetta.

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Nelle due ore conclusive, che in realtà non concludono nulla, Lynch e Frost giocano con tutto l’universo creato in questi 26 anni prendendo alcune scene dalla prima stagione, ed altre dallo spin-off lisergico “Fuoco cammina con me”, unendole in un unicum spazio-temporale dove le dimensioni parallele (e non) si fondono creando qualcosa che nella TV non si era mai visto. Se la 3×08 è la Puntata che ha dato vita all’Ottava Arte per l’incredibile sperimentazione audio-visiva, l’ultima Puntata di “Twin Peaks” verrà ricordata per la freddissima inquietudine narrativa che attraversano il tempo. Lynch e Frost non hanno solamente creato una serie, ma una fenditura gloriosa nel saturo pattume che il medium televisivo e le sue serie stanno attraversando, come visto nell’ultima stagione di “Game of Thrones” (vero sceneggiatori cani?).

Già si saranno creati i gruppi di fieri oppositori di Lynch & Co. che useranno le solite domande trite e ritrite a chi non capisce e non potrà mai capire l’idea Lynchana di opera d’arte. Persone che con l’acido allo stomaco, infastidite si chiederanno come mai non c’è una soluzione, come mai non c’è un happy end, come mai lascia tutto in sospeso (in tutti i sensi) e soprattutto come mai non c’è mai una fine a questa serie CULT.
La risposta è semplice: “Twin Peaks” non avrà mai una fine perché quello che hanno fatto Lynch e Frost è creare un universo completamente a sé stante che vive di vita propria. E come ogni universo che si rispetti, formato da materia, non può mai avere una fine, ma una costante evoluzione infinita.

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Lynch, con questa terza stagione, ha rivoluzionato ancora una volta il medium televisivo e, esattamente come successe 26 anni fa con le prime due stagioni, la maggior parte degli “addicted” di serie TV se ne accorgerà solamente a posteriori.

Quando abbiamo davanti agli occhi dei tesori, non ce ne accorgiamo mai. Perché gli uomini non credono ai tesori. – (Paulo Coelho, “L’Alchimista”)

Informazioni su Giovanni Berardi

Appassionato di Cinema fin da piccino, ho iniziato a scrivere riguardo la Settima Arte e di serialità televisiva nel 2015, per poi esordire dietro la Macchina da Presa nel 2017 girando il primo cortometraggio di finzione "About You".
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